La tigre, il panda e la tartaruga

L’indizio di ieri vi doveva condurre ad una conclusione forte e chiara BOY’S ROOM = si pasticcia nella stanza dei ragazzi  🙂

Federico è entrato nella fase di attività celebrare elevata, dove i concetti sono tanti ma poco chiari, lo sto aiutando a mettere a posto alcune idee, dare un ordine all’acquisizione dei dati… in poche parole rispondo alle sue “Mamma, perché..?”  e cerco di proporgli  giochi educativi. Ho pensato che la sua collezione di animali in ceramica che fin ora giaceva tranquilla sulla mensola si presta ad un progettino  coinvolgente. Ho usato:

1 scatola di legno (quando ho comparto le fragole sapevo che la devo riutilizzare!)

Cartoncini, Puntine, Nastro, Colla, Forbici, Optional: adesivi, muschio, fieno finto, etc.

Adesso ogni volta si ferma davanti la scatola appesa al muro della sua stanza e chiede di leggere tutte le informazioni riguardanti gli animali, la parte dedicata alla tigre la sa a memoria (!).

Visto che ci mancano ancora diversi elementi della collezione “L’albero dei sogni”, non so..se proprio insistete a farci un regalo.. 😉

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Piccoli cambiamenti grande differenza

Wind of change, my friends! Oggi sento un aria primaverile, con il cinguettio degli uccellini sullo sfondo, guardo gli alberi sempre più verdi attraverso le mie finestre finalmente pulite e brillanti.

Ho bisogno di cambiamenti, anche di piccolo calibro. Mi serve un setaccio metaforico, per scrollarmi addosso le cose che mi pesano, e magari finalmente selezionare le persone che mi stanno circondando e mandare a quel paese quelle tossiche, ipocrite e immorali. Chiaro.

Vorrei tranquillizzare mio marito e figli, i cambiamenti non vi riguardano, non intendo scambiarvi, cambiarvi o sostituirvi, siete perfetti come siete. Lo so, lo so, anch’io..magari ancora di più, con 5 kili in meno..

Il cambiamento parte sempre da noi stessi è l’unica cosa certa. Può essere anche piccolo, impercettibile per altri. Prima di tutto il fisico. Ragazzi, ci rimettiamo in forma? Parlo a voi, che come me, non solo rimandate le diete a domani ma in più mangiate male e veloce. Proviamoci, che ne dite? Verdura, frutta, carne e mezz’ora di esercizi ogni giorno, così cominciamo, facciamo il primo passo, il passo più difficile. Direi prima perdiamo il peso fisico e seguirà quello simbolico.

Ve lo devo far vedere, non c’entra niente…apparentemente…insomma, ho comprato un gioco di legno (adoro i giochi di legno!!!) per Fede e Ale. Una famiglia di orsetti con sei cambi di vestiti ed espressioni. Eccoli qua. Notato? No?

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Guardate più attentamente. Visto? Ancora no?

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Ecco. La mamma. Una realismo puro, come vedete la mamma orsa ha cinque espressioni invece di sei, tra cui tre la rappresentano sotto l’effetto di valium ( il sorriso assente) altre in picco della sua attività (incavolata, con gli occhi che si chiudono da soli, ma a lei, e solo lei, il sonno è negato ed infine un espressione di piacevole sorpresa, si vede che qualcuno ha stirato per lei).

 

Ricordo, stasera mi collego con voi grazie al mio potere di telepatia e alle 22.00 in punto facciamo tutti un’mezz ora di flessioni, estensioni e generalmente cerchiamo di capire a che cosa servono tutte queste giunture del corpo.

L’amore fa rinascere

Ieri ho letto un articolo che mi ha fatto scoprire la realtà di cui non sospettavo l’esistenza. Un mondo a dir poco intrigante e allo stesso tempo, a mio avviso, abbastanza inquietante.

Una permessa: generalmente adotto il “metodo Pasolini”, che appena catturato da un idea comprava una montagna di libri sul soggetto e dopo aversi fatto una scorpacciata di conoscenza lo abbandonava soddisfatto, perciò quando una cosa mi interessa cerco di approfondire subito con una immersione totale per 1. Non dover tornare sul tema 2. Elaborare la propria opinione 3. Dar sfogo alla mia natura compulsiva.

Non vi tengo più sulle spille, oggi parlo del mondo dei reborns.

Reborn è una bambola iperrealistica, nel maggior numero dei casi,  un neonato. Il mio primo pensiero era di  incredulità che le donne potessero comprare delle bambole con tanto di corredo  (ciucci con i magneti, pannolini, vestitini e giocatoli)  e addirittura allestire nelle proprie case una cameretta per loro. Come sempre in queste situazioni uno tira l’altro, e le “mamme” decidono spesso di avere più “figli” arrivando a cinque e anche più. Si tratta di donne molto diverse tra loro, alcune sono single in carriera, alcune hanno una famiglia grande e alcune avendo perso i loro figli si rivolgono alle artiste del lattice che grazie ai video e foto riescono a ricreare un bambola dai tratti uguali ad un bimbo vero.

You Tube è pieno di filmini e si possono trovare tantissime foto online, se vi interessa. La mia reazione era “ma, che cavolo, è raccapricciante”, ma man mano che ascoltavo a questo che dicevano le “mamme” ho cominciato a capire che hanno semplicemente bisogno di poter amare, di ritrovare la tranquillità e tenerezza e lo fanno tenendo in braccio la bambola, spesso anche bruttina, che sentono loro, che è stata concepita dalla necessità di realizzare il sogno di maternità, in più, si tratta di maternità perfetta, dove il bimbo è sempre buono, non piange, non sporca e… non cresce. Alla conclusione penso che è una forma di terapia, ma veramente non saprei dire i suoi effetti.

Avete pensato come alcune cose che sentiamo, leggiamo per caso, creano dei collegamenti interessanti? Due giorni fa ho rivisto “A.I.-Intelligenza artificiale” di Spielberg, che pone delle domande interessanti sullo sviluppo tecnologico e la possibilità di creare umanoidi. Che vi devo dire, piango ogni volta. Il bisogno di amare e di essere amati mi emoziona profondamente.

Tornando ai bambini vivi, che sporcano, urlano e crescono, Alessandro settimana prossima compie un anno. Un anno che ha portato grandi cambiamenti, un po’ di ansie, nuove amicizie e più che altro tantissima gioia e rinascita proprio grazie ai bimbi. Parlo spesso di felicità, ma come ogni persona, ogni tanto mi piace buttarmi nella desolazione più assoluta, beh, con due marmocchi la tristezza non regge, esaurimento sì, stanchezza, anche cronica, ma essere tristi con due paia di occhioni cosi che ti guardano con tutta la fiducia e l’amore del mondo?

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Qualche settimana fa siamo stati in un ristorante cinese, le bacchette me le sono portate a casa (lo so, non è un comportamento molto elegante, ci conviverò comunque..) avevo in mente di utilizzarle per i piccoli gadget che useremo per le foto del compleanno.

Ed eccoli qua!

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Proiezione come meccanismo di.. spasso

Che fine settimana, di tutti colori. Venerdì nero in sfumature dal nero che ti senti dentro alle notizie che una persona che conoscevi bene se ne andato per sempre al nero della notte lunga ed pensante. Sabato mattina bianco, la neve ha coperto i dubbi e mi ha pacificato l’anima. Non entro nei particolari, non servono, tutti ci sentiamo così ogni tanto. In questi momenti mi torna in mente una frase detta dal mio professore “stai tranquilla il tempo stesso porta alle decisioni, non li affrettare”. Questo piccolo insegnamento, un consiglio dato con semplicità si è rivelato utile e vero un infinita di volte anche adesso. ..come d’altronde un aperitivo e un sacco di risate con gli amici, che non guasta mai, anzi rinforza l’effetto di ritorno in se stessi  😉

Il resto del weekend si è svolto somewhere over the rainbow, per quanto ci siamo divertiti. La sera tiravo fuori un acricco senza la quale la mia infanzia non sarebbe stata la stessa. Il piccolo proiettore dei film catapultato dagli anni 80 in era di Ipod, cinema 3D, dove un bimbo di tre anni è più veloce di te con la touch screen (!).  Funzionante ed emozionante! Sarò tenerona emotiva ma sono delle serate indimenticabili. Abbiamo una collezione di 60 pellicole tutte con i sottotitoli in polacco, purtroppo non sono riuscita a recuperare i filmini in italiano..se sapete dove si possono trovare, acquistare, lasciatemi qualche dritta! Vi auguro una settimana piena di colori… caldi.

 

 

Carpe Diem Baby

Mi piace considerarmi una scettica, una dura, che approccia il mondo con ironia e cinismo ma è solo una forma di perversione mentale visto che, in realtà sono ottimista inguaribile e che mi entusiasmo speditamente. Devo ammettere che  sono una di quelle persone irritanti che ripetono “finche c’è vita..”, “la speranza è l’ultima..” e la canonica “tutto è bene quel che finisce bene”. La filosofia di godersi anche le minime cose è stata sempre snobbata dai grandi menti, in gran parte dei casi, cupi e tormentati, infine “carpe diem” slavato dai significati originari è diventato davvero poco convincente. Perfino la psicologia cognitiva disprezza l’approccio positivo parlando di “sindrome di Pollyanna”, (Pollyanna come la protagonista del libro del 1913 di Eleanore E. Porter, bimba orfana che con perseveranza e fiducia cerca sempre il lato positivo di ogni situazione),  la sindrome che consiste in ignoranza dei aspetti negativi del contesto e che viene chiamata anche ottimismo idiota. Per dire la verità penso che è meglio diventare un ottimista idiota che depressivo-maniacale, e più che mai credo che realmente la scelta è nostra. Smile! Tu, che stai leggendo e sei arrivato fino qui, sorridi, dai, ancora, senti? Sono questi i muscoli vitali.

Mi sono allenata tanto durante questo weekend, sorridevo, ridevo, siamo stati davvero bene. Siamo andati al ristorante con i bimbi che si comportavano in modo molto educato e gentile (un sorpresone), ci siamo emersi nel design svedese, con un po’ di acquisti adeguati, abbiamo fatto una lunga passeggiata in quattro, più un elefante. Infine ho dato un senso al cassettone con pigiami, calzini e collant. Appagata e ricaricata. Pensate che neanche il fatto di lunedì mattina con ritardo accumulato dovuto al vomitino di Ale (cambio lui, cambio me) e capricci di Fede (latte troppo caldo, latte troppo freddo, non voglio un biscotto rotto) mi ha fatto andare in bestia. Roar!

Prima

Dopo